giovedì 4 giugno 2015

Addio Mario?
Quattordici gol in due anni non erano il bottino che i tifosi viola si aspettavano da lui. Quei ventimila ed oltre che lo avevano accolto in un caldo pomeriggio al Franchi e che sognavano sicuramente una storia migliore da raccontare e da vivere sognando ad occhi aperti. E invece no, quell’accoglienza, quegli applausi e quell’ambiente elettrizzato si sono praticamente fermati lì, agli infortuni e ai gol troppo spesso sbagliati, ed forse l’ultimo capitolo della sua avventura in viola è stato scritto nella maniera in cui nessuno si sarebbe auspicato. Mario Gomez anche stasera siederà in panchina, in un finale di stagione che dopo la partita d’andata con il Siviglia lo ha visto piano piano scomparire dalle gerarchie dell’attacco viola, superato da un Gilardino sempre più convincente ma non più certo il bomber spietato di qualche anno fa. L’amore con Firenze e la Fiorentina sembra giunto al capolinea, corroso nel tempo dalle prestazioni opache del tedesco, da una fiducia che strada facendo è venuta sempre meno sia tra i tifosi che soprattutto di Vincenzo Montella.
Triste, rinchiuso in una corazza di insicurezze che mai lo ha elevato a leader nello spogliatoio nonostante un pedigree di primissimo ordine: quasi 250 reti prima di approdare in viola, Campionati e Coppe di Germania vinti da protagonista, centravanti di una Nazionale che meno di un anno fa vinceva in Brasile il quarto titolo mondiale (senza di lui) e anche una Champions da portare in dote. Quella Champions che Firenze sognava ma che è rimasta solo una mera illusione. Due infortuni al collaterale lo hanno tolto di mezzo nel 2013/14, poi la risalita tra febbraio e marzo 2015: un’impennata che sembrava la fine del tunnel, in cui è però ricaduto dopo il gol fortunoso alla Dinamo Kiev nel ritorno dei quarti di Europa League: da lì in poi l’encefalogramma calcistico di Gomez è rimasto piatto. Forse il rapporto con Montella si è logorato, forse non si è mai adattato alle strette marcature dei difensori di Serie A, forse ormai la sua carriera sta vivendo la parabola discendente della sua carriera. Ma a Firenze si è visto il solo il fantasma di un rapace dell’area di rigore sempre pronto a scuotere la rete.
 Chissà però se resteranno solo i rimpianti, se la Fiorentina deciderà di sbarazzarsi del suo pesantissimo ingaggio, oppure se il bomber tedesco deciderà di proseguire ancora in viola – senza Montella in panchina – togliendosi di dosso le scorie di due stagioni a dir poco deludenti e ripartire dal mestiere che ha sempre saputo fare: i gol
Q
uattordici

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